Fondazione Gimbe all’attacco: l’omeopatia è un costoso placebo

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Fondazione Gimbe all’attacco: l’omeopatia è un costoso placebo

Sono tante le reazioni della comunità scientifica alla morte del bambino marchigiano causata da un’otite curata con l’omeopatia, quella più dura è della Fondazione Gimbe. I prodotti omeopatici ‘non sono efficaci per curare nessuna malattia’ ha ricordato l’ordine presieduto da Nino Cartabellotta. Inoltre l’omeopatia è stato definito un ‘costoso placebo’ e i prodotti non sono né integrativi, tantomeno alternativi. I medici che consigliano i rimedi omeopatici illudono solo i pazienti.

Nel 2015 il National Health Medical Research Council australiano aveva accertato che nessuna patologia poteva essere curata con l’omeopatia e che i medicinali omeopatici non possono essere utilizzati nel trattamento delle malattie croniche. La fondazione Gimbe ha cercato di rispondere anche ai soggetti che reclamano il diritto di scelta, affermando che esiste la libertà di cura solo quando si è informati. Nessun complotto delle case farmaceutiche quindi, anzi, le prescrizioni mediche vengono spesso effettuate con il consenso di molti Ordini dei medici che non hanno mai preso posizioni in merito.

Nino Cartabellotta, come riporta Adnkronos, ha ricordato che il 10 aprile si celebra la Giornata Mondiale dell’Omeopatia e in occasione di questa ricorrenza è stato diffuso un dato allarmante: 8 milioni di italiani ricorrono all’omeopatia, tra cui molti bambini. Almeno un pediatra su 3 prescrive medicinali omeopatici legittimando di fatto l’efficacia. La fondazione Gimbe ha criticato questo atteggiamento basato su teorie di marketing e non sul metodo scientifico. Cartabellotta aggiunge che i prodotti omeopatici non sono stati approvati da nessuna autorità perché basta una notifica al ministero della Salute. Secondo la direttiva 2001/83/CE, recepita con il D.l. 24 aprile 2006 n.219, entro il 30 giugno 2017 le aziende devono presentare all’Agenzia italiana del farmaco la documentazione per l’autorizzazione all’immissione in commercio dei prodotti, e devono ritirare tutti gli altri già presenti sul mercato entro la fine di giugno del 2018.

Last modified: 29 maggio 2017